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lunedì 15 settembre 2008

I giochi psicologici - Relazioni sempre con lo stesso finale

Avete mai avuto un'interazione sociale nella quale voi e l'altro, alla fine, vi siete sentiti entrambi a disagio?
Nella quale avete detto a voi stessi: "È successo di nuovo!", "Pensavo lui/lei fosse diverso … e invece!", "Come mai è successo di nuovo?". Una situazione nella quale vi siete sorpresi per come sono andate a finire le cose, rendendovi conto, al contempo, che quel finale vi era familiare?
Se vi è successo, è molto probabile che, in linguaggio A.T., steste effettuando un "gioco" psicologico.
Eric Berne, fondatore dell’analisi transazionale, è stato il primo a parlare di “giochi” e a suggerire come analizzarli.

I Giochi hanno alcune caratteristiche precise:
1. sono RIPETITIVI: ogni persona gioca il suo preferito più e più volte. Attori e contenuti possono cambiare ma lo schema di base è sempre lo stesso.
2. sono INCONSAPEVOLI: la persona li mette in scena senza rendersene conto e, anche in fase finale, quando si accorge del ripetersi effettivo dello schema, non è consapevole di aver contribuito essa stessa a costruirlo.
3. comportano uno scambio di TRANSAZIONI ULTERIORI tra i giocatori: c'è uno scambio che avviene a livello sociale manifesto e un altro scambio, (ulteriore appunto), che avviene a livello psicologico, indiretto. E’ proprio quest'ultimo che determina l'andamento della transazione.
4. comporta un momento di SORPRESA o CONFUSIONE in cui il giocatore ha la sensazione sia successo qualcosa d'inaspettato. Le persone sembrano aver cambiato ruolo.

I giochi non sono divertenti. Allora perché li effettuiamo? Gli autori A.T. hanno suggerito numerose ipotesi.
Tutti concordano su un punto: nell’effettuare un gioco, la persona, invece di utilizzare risorse e opzioni adulte nella gestione della relazione, attiva quelle strategie che nell’infanzia aveva trovato funzionali ad ottenere attenzioni (positive o negative che fossero). Gli Schiff suggeriscono inoltre che i giochi derivino da rapporti simbiotici irrisolti nei quali ciascun giocatore svaluta sia se stesso che l’altro. Ogni gioco è un tentativo di mantenere una simbiosi non sana o una rabbiosa reazione contro la simbiosi stessa.

Un es.

Jack incontra Jean. Si innamorano e decidono di vivere insieme. All'inizio tutto va benissimo. Con il passare dei mesi Jack inizia a fare soffrire Jaen: ignora i suoi bisogni, le inveisce contro, la picchia, si ubriaca, spende il denaro di lei. Jean, nonostante tutto, continua a scusarlo. Più lui si fa aggressivo, più lei si sente ferita, più lo scusa. Questo per tre anni. Poi, senza preavviso, Jean lascia Jack per un altro uomo. Jack trova un biglietto a casa, dove lei le dice che se n'è andata per sempre. Jack rimane stupito "com'è potuto succedere?". La rintraccia e la prega. Più lui la prega, più lei lo rifiuta duramente, più lui si sente male. Jack si sente depresso, abbandonato e si chiede "cos'ho che non va?" "mai più!". La cosa strana è che Jack ha già avuto due esperienze di rifiuto che hanno seguito lo stesso schema. Lo schema si ripete e lui torna a sentirsi sorpreso e rifiutato. Jean, dal canto suo, è già stata maltrattata da altri uomini. All'inizio lei ha accettato e poi, improvvisamente, ha rifiutato tutto, dicendosi per l'ennesima volta "gli uomini sono tutti uguali". Ciò nondimeno comincia rapporti con un altro uomo e la storia si ripete.

Un es.

Molly incontra Tom che ha l'aria affranta. Lui le dice: "Il mio padrone di casa mi ha buttato fuori, non so dove andare. Non so cosa fare". Molly preoccupata: "E' terribile, come posso aiutarti?". Tom sconsolato: "Non lo so" e rimane in attesa. Molly allora dice: "Non scoraggiarti, prova a guardare nel giornale, puoi affittare una stanza". Lui abbattuto: "Non ho abbastanza soldi". Lei: "Posso darti un aiuto per questo". Lui: "Carino da parte tua, ma non voglio la carità da parte di nessuno". Molly: "Beh, posso almeno prenotarti un letto all'ostello fino a quando non avrai risolto il problema?". Tom: "Grazie, ma non credo riuscirei a stare in mezzo a tutta quella gente!". Cade il silenzio. Molly non trova altre soluzioni. Tom tira un lungo sospiro, si alza e se ne va dicendo: "Grazie comunque per averci provato". Molly si chiede "Ma che diavolo è successo?". Si sente stupita, depressa, non all'altezza di aiutare gli altri. Tom si sente indignato e pensa: "Sapevo che non mi avrebbe aiutato!".


I.STEWART-V. JOINES "L'Analisi Transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani" (pgg.295-327)

Il Triangolo Drammatico


Stephen Karpman ha elaborato questo strumento, il triangolo drammatico, per analizzare i giochi psicologici (= serie di transazioni ulteriori effettuate da due persone in modo inconsapevole e che conducono le stesse, in modo ripetitivo e reciproco, a vivere emozioni spiacevoli).
Egli afferma che ogniqualvolta noi effettuiamo un gioco psicologico entriamo in uno dei tre Ruoli:

Il SALVATORE: si prodiga nell’aiutare gli altri, spesso sostituendosi ad essi, quindi svalutandone le capacità di agire, pensare e gestirsi in modo autonomo (confermandone così il senso d’impotenza e d’inadeguatezza). Si attribuisce valore nella misura in cui è utile agli altri (evitando così di sentirsi Vittima). Ha bisogno di Vittime intorno a sé per continuare il Gioco.

Il PERSECUTORE: per evitare di sentirsi Vittima invita gli altri ad assumerne il ruolo. Lo realizza attaccandoli, criticandoli, sminuendoli, giudicandoli, condannandoli, svalutandoli.

La VITTIMA: si sente inferiore agli altri, svaluta la propria capacità di pensare e di agire. Va alla ricerca di un Persecutore o di un Salvatore che la assecondi nella sua posizione.

Ogni Ruolo comporta una svalutazione. Salvatore e Persecutore svalutano gli altri, la Vittima svaluta se stessa.
Sono tre Ruoli non autentici, non basati su una posizione adulta e su un esame realistico di se stessi, dell’altro e della realtà. Sono la proiezione sul qui ed ora di strategie infantili, anacronistiche e disfunzionali, di affrontare la vita.

Di solito la persona che effettua un gioco parte da uno dei tre Ruoli per poi spostarsi ad un altro. Questo spostamento di ruolo è palese nel momento della SORPRESA che caratterizza il Gioco, momento in cui i due partners cambiano posizione e rimangono entrambi stupiti di ciò che è successo (sebbene ne colgano il ripetersi).


Es.

Passaggio da Salvatore a Vittima: Il gioco di Molly "Perché non provi a... “.
Passaggio da Vittima a Persecutore: Il gioco di Tom " Sì... ma."

Molly incontra Tom che ha l'aria affranta. Lui le dice: "Il mio padrone di casa mi ha buttato fuori, non so dove andare. Non so proprio cosa fare". Molly preoccupata: "E' terribile, come posso aiutarti?". Tom sconsolato: "Non lo so" e rimane in attesa (Vittima). Molly allora dice: "Non scoraggiarti, prova a guardare nel giornale, puoi affittare una stanza" (Salvatore). Lui abbattuto: "Non ho abbastanza soldi". Lei: "Posso darti un aiuto per questo". Lui: "Carino da parte tua, ma non voglio la carità da nessuno". Molly: "Beh, posso almeno prenotarti un letto all'ostello fino a quando non avrai risolto il problema?". Tom infastidito: "Grazie, ma non credo riuscirei a stare in mezzo a tutta quella gente!". Cade il silenzio. Molly non trova altre soluzioni. Tom tira un lungo sospiro, si alza e se ne va dicendo freddamente: "Grazie comunque per averci provato" (Persecutore). Molly si chiede "Ma che diavolo è successo?". Si sente stupita, depressa, non all'altezza di aiutare gli altri (Vittima). Tom si sente indignato e pensa "incapace, sapevo che non mi avrebbe aiutato!".

I.STEWART-V. JOINES "L'Analisi Transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani" (pg. 301)
S. WOLLAMS – M. BROWN “ Analisi Transazionale. Psicoterapia della persona e delle relazioni” (pg. 183)
E. BERNE “ A che gioco giochiamo?”

martedì 13 maggio 2008

Principi nella pratica A.T.

a) METODO CONTRATTUALE

Se siete un paziente e io sono un’analista transazionale significa che ci assumiamo la responsabilità congiunta di raggiungere un obiettivo comune: il vostro benessere e la vostra autonomia. Significa che ci rapportiamo su un piano di parità (Io non posso "fare delle cose a voi", né voi potete aspettarvi che faccia tutto per voi), entrambi partecipiamo al processo di cambiamento, entrambi abbiamo dei compiti. Ecco perché stipuliamo un contratto: un’assunzione di responsabilità da parte di entrambi. In quanto paziente voi affermate di voler cambiare e di essere disposto ad impegnarvi per raggiungere l’obiettivo. Io, in quanto analista, in cambio del mio compenso, mi dichiaro disponibile ad usare al meglio le mie conoscenze e competenze professionali a questo fine.


b) COMUNICAZIONE APERTA

Se siete un paziente e io sono un’analista transazionale la nostra relazione è una relazione alla pari. Nel corso del nostro lavoro insieme disporrete di tutte le informazioni necessarie sui processi in atto. Userò un linguaggio chiaro e non tecnico affinchè voi possiate comprendere esattamente ciò che stiamo facendo. Vi insegnerò i concetti e gli strumenti dell’analisi transazionale in modo tale che anche voi possiate usarli.

Gli assunti filosofici dell'Analisi Transazionale

a) ognuno è Ok: la persona, in quanto tale, è degna di rispetto e accettazione. "Accetto me e riconosco il mio valore. Accetto te e riconosco il tuo valore. Può darsi che a volte non accetti quello che fai, ma accetto sempre quello che sei. Siamo sullo stesso livello. Non sono superiore a te, né tu sei superiore a me"

Questo principio invita ad avere un atteggiamento costruttivo verso se stessi e verso gli altri. Si tratta del rispetto e del riconoscimento del valore della persona nella sua essenza, indipendentemente da razza, religione, età, preferenze sessuali, risultati raggiunti nella vita etc. C’è sempre lo spazio per mettere in discussione il comportamento di una persona. Ma attenzione: Il comportamento non è mai la persona nella sua interezza. Rispettare sé e gli altri e mettersi in una relazione di parità è la posizione, l’unica, che consente la costruzione di relazioni sane e costruttive dove sia possibile affrontare i comportamenti problematici e risolverli su un piano di disponibilità reciproca. La condanna, l’attacco, la svalutazione di se stessi o degli altri invece alimentano sofferenza, difese, attacchi, competizioni, distruttività.

b) ognuno ha la capacità di pensare. Ad eccezione di chi ha avuto gravi danni cerebrali tutti abbiamo la capacità di pensare, di ragionare e valutare ciò che viviamo, di fare delle scelte rispetto alla nostra esistenza.

Questo principio ci ricorda le nostre capacità e il nostro potere nel valutare e affrontare la realtà. Noi siamo le nostre scelte. Per quanto siano forti gli inviti e le pressioni degli altri, per quanto siano drammatiche le circostanze della vita, siamo sempre noi a scegliere la posizione che assumiamo rispetto ad esse, anche se fosse solo quella di reagire o meno ad eventi per noi traumatici. E’ un principio che invita quindi a prendersi la responsabilità delle proprie scelte (e delle loro conseguenze) invece che rendersi passivi e vittime impotenti, invece di proiettare la responsabilità delle proprie sofferenze sul passato o all’esterno. E’ anche un principio che ci invita a sfruttare il nostro potere per aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi invece che per sabotarci.

c) ognuno decide il proprio destino e queste decisioni, se portano risultati negativi, possono essere cambiate.

Da bambini abbiamo elaborato delle strategie per sopravvivere in un mondo più grande di noi e per ottenere ciò che volevamo (amore e attenzione). Queste strategie si basavano sulla valutazione che abbiamo fatto delle persone e delle situazioni, vissute ed osservate, e sulle conclusione che ne abbiamo tratto. Abbiamo cominciato da subito a prendere decisioni su ciò che era giusto/sbagliato, utile/non utile essere o fare. Su queste decisioni (riguardanti noi stessi, gli altri, la vita..) abbiamo basato la nostra esistenza. Da adulti usiamo ancora quelle strategie. Alcune rimangono utili e funzionali ai nostri bisogni. Altre invece ci portano solo risultati negativi, perché sono anacronistiche, non più necessarie, non adeguate alla situazione attuale.
In terapia possiamo andare a riscoprire quelle vecchie decisioni e cambiarle. Possiamo prendere decisioni nuove rispetto a noi, agli altri e alla vita, possiamo imparare ad usare strategie diverse, nuove risorse (quelle da adulto) e ottenere finalmente la soddisfazione dei nostri bisogni.

venerdì 2 maggio 2008

Lo sviluppo dell'A.T.

La teoria originaria dell'A.T., così come venne elaborata da Eric Berne negli anni 50, può essere considerata un'evoluzione in senso relazionale della psicoanalisi freudiana. Le basi empiriche e fenomenologiche ne fanno non solo una teoria della personalità, ma anche una teoria dello sviluppo e delle comunicazioni relazionali, estendendo soprattutto su questo versante la teoria freudiana (legata ad una visione meccanicistica del funzionamento della psiche, sul modello medico dell'ottocento positivista).

Gli influssi dell'approccio centrato sulla persona di
Carl Rogers sono evidenti e rendono l'analisi transazionale estremamente efficace e potente nel tenere sempre in primo piano i bisogni della persona piuttosto che la direttività e l'applicazione Schematismo teorico alla complessa realtà del paziente.


Negli anni '50 la teoria della comunicazione subì grandi sviluppi, principalmente grazie agli scienziati della comunicazione che dettero vita alla
cibernetica, e le Regole della comunicazione enunciate da Berne sono il distillato di questi progressi applicati alla teoria psicologica analitico transazionale.

Berne tuttavia morì prima di aver potuto elaborare compiutamente molte delle questioni teoriche più importanti, che rimasero dunque aperte a contributi e sviluppi successivi.

Priva dell'autorità del suo creatore, la teoria analitico transazionale subì negli
anni '50 un vero e proprio "assalto integrativo" da parte di studiosi e terapeuti che arricchirono l'impianto teorico originario con assunti e soprattutto tecniche prese a prestito da altre scuole teoriche, prima fra tutte la psicoterapia gestaltica, allontanandosi dalle radici psicodinamiche e assumendo una direzione decisamente cognitivo-comportamentale.

Negli stessi anni l'analisi transazionale veniva scoperta dall'editoria divulgativa americana, tipicamente orientata alla manualistica semplificata e ai testi di auto-aiuto. L'enorme diffusione che la semplificazione e banalizzazione della teoria A.T. ebbe in quegli anni è la principale responsabile dell'immagine trasmessa ai giorni nostri: una teoria più adatta alla formazione di agenti di commercio e venditori piuttosto che al setting terapeutico, basata su concetti coloriti e reificati, dotata di un armamentario tecnico eterogeneo e in gran parte derivato da altre Scuole.

Un approccio approfondito all'analisi transazionale ne mette invece in luce le peculiarità e le grandi potenzialità, legate ad un training professionale. Soprattutto i legami con la psicoanalisi freudiana risultano evidenti, non solo per quanto riguarda i punti di contatto tra le topiche freudiane e i tre Stati dell'Io dall'A.T., ma principalmente per l'importanza fondamentale dell'analisi del
transfert e del controtransfert nella terapia transazionale. Uno dei concetti cardine della teoria di Berne, il copione, è definito dall'autore "un dramma transferale", a significare quanto le dinamiche transferali siano fondamentali nell'elaborazione e attuazione del proprio piano di vita. La parentela con la psicoanalisi è senza dubbio molto stretta, tanto che lo psichiatra italiano Michele Novellino, uno dei più importanti studiosi mondiali in campo analitico transazionale, rivendica l'esistenza di una vera e propria scuola psicodinamica in seno alla comunità analitico transazionale.

L'analisi transazionale sta subendo negli ultimi anni un ulteriore sviluppo, soprattutto ad opera di studiosi anglosassoni, verso una rielaborazione teorica basata sul confronto con le più recenti acquisizioni operate dalle
neuroscienze, in particolare le basi neurofisiologiche degli Stati dell'Io, l'accesso alle memorie implicite e la formazione delle memorie episodiche.

In Italia, oltre al già citato approccio psicodinamico di Novellino, è attivo il gruppo di ricerca di Pio Scilligo che sta sviluppando un'ulteriore integrazione della teoria analitico transazionale con il modello SASB di Lorna Smith Benjamin.


Le tre scuole teoriche
L'evoluzione post-berniana della teoria analitico transazionale ha dato origine a tre scuole principali riconosciute:
- la scuola "classica", che si fonda sull'opera originaria di Berne;
- la scuola della "ridecisione", basata sullo sviluppo operato da
Bob e Mary Goulding;
- la scuola della "rigenitorizzazione", fondata dai coniugi Schiff, particolarmente orientata alla terapia delle psicosi.

sabato 26 aprile 2008

Cos'è l'Analisi Transazionale



L'Analisi Transazionale (A.T.) è una teoria della personalità e una psicoterapia sistematica ai fini della crescita e del cambiamento della persona. Attraverso il modello dei tre Stati dell’Io fornisce un quadro di come siamo strutturati dal punto di vista psicologico, ci aiuta a capire come funzioniamo e come esprimiamo la nostra personalità in termini di comportamento. Fornisce un sistema di psicoterapia utilizzato nel trattamento di disturbi psicologici di ogni tipo, dai problemi della vita di ogni giorno alle psicosi gravi. Fornisce un metodo di terapia individuale, di coppia, familiare. E’ adatta ad essere impiegata nel counselling.

Il nome indica chiaramente qual'e' l'oggetto principale di questa teoria: la transazione ovvero lo "scambio" che si verifica tra due individui che comunicano (un dialogo e' una transazione, cosi come, ad esempio, uno scambio di gesti di affetto). L'A.T. è quindi anche una teoria della comunicazione. Al di fuori del campo della terapia viene utilizzata nei contesti educativi al fine di migliorare la comunicazione ed evitare scontri improduttivi così come metodo di analisi dei sistemi e delle organizzazioni e come strumento di addestramento alla direzione e alla comunicazione nelle aziende.

L'Analisi Transazionale studia l'individuo all'interno dell'ambiente in cui vive, attraverso i comportamenti che manifesta. Lo scopo e' quello di indagare i comportamenti dei soggetti in relazione, comprendere le motivazioni per cui a volte si sentono a disagio ed individuare quali siano le modalità più opportune per evitare tale disagio e costruire invece un vivere più armonico. Attraverso il concetto di copione spiega come gli schemi di vita attuali abbiano origine nell’infanzia. Elabora spiegazioni di come nella nostra vita di adulti riproponiamo strategie infantili anche quando queste si dimostrano dolorose e autolesioniste.
L'A.T. è quindi una teoria dello sviluppo e della psicopatologia.

Qualche lettura...
Berne, E. (2000) Ciao!... E poi?, Milano, Bompiani
Berne, E. (2000) A che gioco giochiamo, Milano, Bompiani
Stewart, I.; Joines, V. (2000) L' analisi transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani, Bologna, Garzanti
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La vita di Eric Berne

1910-1970

Eric Lennard Bernstein nacque il 10 maggio 1910, nel quartiere ebreo di Montreal, Canada, dove la famiglia si era trasferita proveniente dalla Polonia e dalla Russia. Il padre, David Hillel Bernstein, era un medico generico e la madre, Sarah Gordon Bernstein, scrittrice e giornalista. Grace, la sorella, è nata 5 anni dopo. All'età di 9 anni Eric ha perso il padre, morto a soli 38 anni. Nel 1935 si laurea in medicina con abilitazione alla chirurgia, poco dopo è medico interno all'Englewood Hospital (Englewood, New Jersey) ed assistente psichiatrico nella clinica psichiatrica della Yale University School of Medicine. Nel 1938 diventa cittadino americano e cambia il cognome in Berne. Il 1940 è l'anno del matrimonio con Ruth con cui avrà due figli, questo matrimonio è il primo di tre. Nel 1941 è Clinical Assistent al Zion Hospital di New York, vi rimarrà fino al 1943. Sempre nel 1941 comincia la formazione psicoanalitica con Paul Federn. Dal '43 al '46 è psichiatra militare raggiungendo il grado di maggiore, ed è proprio nell'esercito, nel 1945, che comincia a praticare la terapia di gruppo. Nel 1946 si congeda dall'esercito e si sposta a Carmel, California. Sempre nel 1946 pubblica il primo libro "Mente in azione" (tr. it. Mondadori), questo volume sarà rivisto nel 1957 e ripubblicato con il titolo di "Guida al profano alla psichiatria ed alla psicoanalisi" (tr. it.Astrolabio). Nel 1947 prosegue la formazione psicoanalitica con Erik Erikson. Il 1949 è l'anno del matrimonio con Dorothy De Mass Way, con cui ha due figli e acquisisce 2 figliasti; il loro matrimonio durerà fino al 1964. Il 1956 è l'anno della rottura con il movimento psicoanalitico.
Il 1957 ed il 1958 sono le date ufficiali di nascita dell'Analisi Transazionale, difatti nel '57 pubblica l'articolo Gli Stati dell'Io nella Psicoterapia e nel '58 Analisi Transazionale un nuovo ed efficace metodo di terapia di gruppo. Gli anni '50 sono gli anni in cui Berne fonda i seminari clinici a Monterey e San Francisco, nel '58 nasce il San Francisco Social Psychiatry Seminars inc. (SFSPS). Nel 1962 viene edito il Transactional Analysis Bullettin (TAB) e nel 1965, con l'aumento dei professionisti impegnati con l'AT viene fondata l' Intenational Transactional Analysis Association (ITAA) e Berne ne è il primo Presidente. Il 1967 è l'anno del matrimonio con Torri Rosencrans. L'attività di Berne procede vivace e molteplice fino alla sua morte, mercoledi 15 Luglio 1970. L’anno successivo alla sua morte il TAB diventa il Transactional Analysis Journal (TAJ), l' ITAA e l'AT si sono ulteriormente sviluppate ed oggi sono diffuse nei 5 continenti.

Bibliografia essenziale
Sono 7 le opere fondamentali per conoscere il lavoro di Eric Berne:

1957- A Layman's guide to psychiatry and psychoanalysis.(tr.it. Guida al profano alla psichiatria ed alla psicoanalisi Astrolabio)
1961- Transactional Analysis in Psychotherapy (tr.it. Analisi Transazionale e Psicoterapia Astrolabio)
1963- Structure and dynamics of organization (non tradotto)
1964- Games people play (tr.it. A che gioco giochiamo Bompiani)
1966- Principles of group treatment (tr.it. Principi di terapia di gruppo Astrolabio)
1970- Sex in human love (tr.it. Fare l'amore Bompiani)
1971 (Postumo)-What do you say after you say hallo (tr.it.1° parte Ciao e poi ? Bompiani / tr.it. 2° parte Cosa dici dopo aver detto ciao? Archeopsiche ed.)