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lunedì 15 settembre 2008

L'ansia patologica


È ansia patologica il sentirci pronti a reagire anche quando non avremmo motivo o bisogno di essere reattivi, quando siamo pronti a scattare e nulla ci allarma, quando proviamo una serie di segni fisici o psicologici anche se potremmo sentirci tranquilli e rilassati. E quando tutto ciò agisce dolorosamente sia su di noi che su quelli che a noi stanno vicini.
Può accadere che non siamo capaci di superare del tutto una situazione di pericolo, oppure che allo stato d'allarme e attivazione non corrisponda un pericolo reale da fronteggiare e risolvere; in tal caso l'ansia si trasforma da risposta del tutto naturale e adattiva a sproporzionata o irrealistica preoccupazione ed assume una connotazione di disturbo psichico, perdendo la funzione di elemento di crescita e maturazione, divenendo piuttosto un elemento di disgregazione della personalità.

È così che l'ansia perde la sua funzione adattiva tesa a favorire il rapporto con l'ambiente, provocando al contrario disadattamento e perdita di contatto con l'ambiente stesso.
Questa evenienza può presentarsi per diversi motivi; in linea generale accade poiché vi è una valutazione errata delle percezioni che riceviamo da parte dei nostri processi cognitivi.
Quando ciò accade la persona tende a sviluppare varie tipologie di comportamento, in genere di tipo patologico, al fine di tenere sotto controllo le forti angosce che la attanagliano continuamente.
Un esempio è il comportamento di evitamento, attraverso il quale la persona evita volontariamente e ripetutamente il contatto con la fonte d'ansia (per esempio la vicinanza ai cani nel caso di soffre di fobia verso questi animali), alimentando in maniera sempre maggiore la paura verso di essa (rinforzando le paure irrazionali, le fantasie catastrofiche, il senso di inadeguatezza nell’affrontarle).

Nei casi più gravi può accadere che la persona perda la consapevolezza della fonte della propria ansia, rimuovendola a livello inconscio. Il meccanismo di difesa della rimozione agisce come una sorta di censura della mente, relegando i pensieri e i ricordi spiacevoli e minacciosi ad una parte inconscia della psiche. Questi elementi non vengono più ricordati, tuttavia restano presenti e continuano, di tanto in tanto, a generare angoscia. A questo punto l'ansia diventa generalizzata e non ha apparentemente una causa visibile.

Un altro fattore importante da tenere in considerazione è costituito dai vantaggi secondari del comportamento di evitamento. Infatti chi soffre di ansia può in un certo senso "approfittare" della sua situazione per ottenere aiuto dagli altri, magari anche in modo non del tutto consapevole; per esempio, tornando all'esempio del cinofobico (chi soffre di paura dei cani), egli potrebbe evitare di uscire di casa da solo per paura di essere aggredito da un cane e chiedere ad un familiare o ad un amico di accompagnarlo ogniqualvolta deve allontanarsi da casa. O addirittura chiedere ad un'altra persona di svolgere le attività al posto suo. Questo tipo di comportamento non fa altro che tenere la persona a distanza dalla sorgente delle proprie angosce, impedendole di affrontarle e risolverle costruttivamente (e di costruire quel senso di autoefficacia e autostima necessari).

I Disturbi di Personalità


Con il termine “personalità” si intende, in maniera breve e semplicistica, l'insieme delle caratteristiche peculiari con le quali un individuo pensa e vede se stesso e il mondo e ne costruisce e gestisce le interazioni.
Ogni persona ha particolari caratteristiche (tratti di personalità) e questi tratti, in una situazione di salute, si adattano flessibilmente alle diverse situazioni, si modellano sulla base degli eventi, delle relazioni, delle circostanze del qui ed ora.

La persona con disturbi di personalità invece, manifesta alcuni tratti in modo accentuato e rigido, anche quando le circostanze richiederebbero atteggiamenti diversi e più adeguati.
Per esempio, una persona con disturbo istrionico di personalità ha costantemente bisogno di attenzione ed assume un atteggiamento seduttivo e provocante anche in momenti inopportuni, senza rendersi conto che in tali casi questo comportamento potrebbe essere imbarazzante per chi gli sta accanto.

Coloro che presentano questi disturbi, non sono consapevoli di quanto sia rigido e inadeguato il loro modo di essere, e mentre gli altri possono etichettarli come "strani", "paranoici", "esaltati", a seconda del disturbo presente, essi si vedono perfettamente normali, perché considerano quello, il normale modo di agire.

Molte persone possono essere definite "particolari" per il loro carattere, a volte magari esuberante, eccentrico, puntiglioso o aggressivo, ma si parla di disturbo di personalità solo quando il modello è persistente e crea vere e proprie difficoltà alla persona stessa e a chi la circonda.

Per disturbo di personalità (DSM-IV), si intende un modello abituale di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo e si manifesta in due o più delle seguenti aree:
- Cognitività (modi di percepire e interpretare se stessi, gli altri, gli avvenimenti)
- Affettività (varietà, intensità e adeguatezza della risposta emotiva)
- Funzionamento interpersonale
- Controllo degli impulsi

Tale modello risulta pervasivo e inflessibile in una varietà di situazioni, comporta un disagio clinicamente significativo e una compromissione del funzionamento sociale, lavorativo e di altre aree importanti. Il modello è di lunga durata e di solito l’esordio può essere fatto risalire all’adolescenza o alla prima età adulta. Non risulta giustificato come manifestazione o conseguenza di un altro disturbo mentale, né risulta collegato agli effetti fisiologici di una sostanza o di una condizione medica generale.


Disturbi di personalità – Gruppo A: comportamento bizzarro/eccentrico

Disturbo paranoide di personalità: chi soffre di questo disturbo pensa che gli altri tramino alle sue spalle per ingannarlo. E' sospettoso e convinto che vi siano complotti contro di lui anche se non c'e' nessuna prova a riguardo. Il quadro è caratterizzato da sfiducia e sospettosità e le motivazioni degli altri vengono interpretate come malevole.

Disturbo schizoide di personalità: chi soffre di questo disturbo è una persona solitaria, cui sembra non importare la relazione con gli altri. Raramente prova piacere, ha poche espressioni ed appare senza emozioni. Il quadro è caratterizzato da distacco nelle relazioni sociali e da una gamma ristretta di espressività emotiva.

Disturbo schizotipico di personalità: chi soffre di questo disturbo è una persona eccentrica e sente di avere poteri extrasensoriali o di essere particolarmente intuitiva. Il quadro è caratterizzato da disagio acuto nelle relazioni strette, distorsioni cognitive e percettive, eccentricità nel comportamento.

Disturbi di personalità – Gruppo B: emotività drammatica/stravagante

Disturbo borderline di personalità: chi soffre di questo disturbo è molto impulsivo ed instabile sia nelle relazioni con gli altri, sia nell'immagine che ha di sé, sia negli affetti. Cambia spesso opinione ed obiettivi. Quadro caratterizzato da marcata instabilità ed impulsività.

Disturbo istrionico di personalità: chi soffre di questo disturbo è una persona seduttiva, teatrale, sempre alla ricerca di attenzioni. Spesso cerca di attrarre tramite l'aspetto fisico (o la malattia). Il quadro è caratterizzato da emotività eccessiva.

Disturbo narcisistico di personalità: chi soffre di questo disturbo si sente grandioso, perfetto, ricerca dagli altri lodi ed ammirazioni, come se gli fossero dovuti data la sua superiorità. Il quadro è caratterizzato da grandiosità, necessità di ammirazione, mancanza di empatia.

Disturbo antisociale di personalità: chi soffre di questo disturbo è una persona manipolativa, che viola i diritti degli altri senza provare sensi di colpa. E' spesso una persona irresponsabile e violenta.

Disturbi di personalità – Gruppo C: stato ansioso e timoroso

Disturbo evitante di personalità: chi soffre di questo disturbo si sente timido ed insicuro ed evita di avere rapporti sociali per timore delle critiche. Il quadro è caratterizzato da inibizione, sentimenti di inadeguatezza, ipersensibilità ai giudizi negativi.

Disturbo dipendente di personalità: chi soffre di questo disturbo ha grosse difficoltà a prendere decisioni ed iniziative e sente il forte bisogno di essere accudito, rassicurato, sostenuto. Il quadro è caratterizzato da un comportamento sottomesso legato ad un eccessivo bisogno di essere preso in cura.

Disturbo ossessivo compulsivo di personalità: chi soffre di questo disturbo è un perfezionista, preoccupato costantemente per l’ordine e la precisione. Il quadro è caratterizzato da una pervasiva esigenza di controllo.

I giochi psicologici - Relazioni sempre con lo stesso finale

Avete mai avuto un'interazione sociale nella quale voi e l'altro, alla fine, vi siete sentiti entrambi a disagio?
Nella quale avete detto a voi stessi: "È successo di nuovo!", "Pensavo lui/lei fosse diverso … e invece!", "Come mai è successo di nuovo?". Una situazione nella quale vi siete sorpresi per come sono andate a finire le cose, rendendovi conto, al contempo, che quel finale vi era familiare?
Se vi è successo, è molto probabile che, in linguaggio A.T., steste effettuando un "gioco" psicologico.
Eric Berne, fondatore dell’analisi transazionale, è stato il primo a parlare di “giochi” e a suggerire come analizzarli.

I Giochi hanno alcune caratteristiche precise:
1. sono RIPETITIVI: ogni persona gioca il suo preferito più e più volte. Attori e contenuti possono cambiare ma lo schema di base è sempre lo stesso.
2. sono INCONSAPEVOLI: la persona li mette in scena senza rendersene conto e, anche in fase finale, quando si accorge del ripetersi effettivo dello schema, non è consapevole di aver contribuito essa stessa a costruirlo.
3. comportano uno scambio di TRANSAZIONI ULTERIORI tra i giocatori: c'è uno scambio che avviene a livello sociale manifesto e un altro scambio, (ulteriore appunto), che avviene a livello psicologico, indiretto. E’ proprio quest'ultimo che determina l'andamento della transazione.
4. comporta un momento di SORPRESA o CONFUSIONE in cui il giocatore ha la sensazione sia successo qualcosa d'inaspettato. Le persone sembrano aver cambiato ruolo.

I giochi non sono divertenti. Allora perché li effettuiamo? Gli autori A.T. hanno suggerito numerose ipotesi.
Tutti concordano su un punto: nell’effettuare un gioco, la persona, invece di utilizzare risorse e opzioni adulte nella gestione della relazione, attiva quelle strategie che nell’infanzia aveva trovato funzionali ad ottenere attenzioni (positive o negative che fossero). Gli Schiff suggeriscono inoltre che i giochi derivino da rapporti simbiotici irrisolti nei quali ciascun giocatore svaluta sia se stesso che l’altro. Ogni gioco è un tentativo di mantenere una simbiosi non sana o una rabbiosa reazione contro la simbiosi stessa.

Un es.

Jack incontra Jean. Si innamorano e decidono di vivere insieme. All'inizio tutto va benissimo. Con il passare dei mesi Jack inizia a fare soffrire Jaen: ignora i suoi bisogni, le inveisce contro, la picchia, si ubriaca, spende il denaro di lei. Jean, nonostante tutto, continua a scusarlo. Più lui si fa aggressivo, più lei si sente ferita, più lo scusa. Questo per tre anni. Poi, senza preavviso, Jean lascia Jack per un altro uomo. Jack trova un biglietto a casa, dove lei le dice che se n'è andata per sempre. Jack rimane stupito "com'è potuto succedere?". La rintraccia e la prega. Più lui la prega, più lei lo rifiuta duramente, più lui si sente male. Jack si sente depresso, abbandonato e si chiede "cos'ho che non va?" "mai più!". La cosa strana è che Jack ha già avuto due esperienze di rifiuto che hanno seguito lo stesso schema. Lo schema si ripete e lui torna a sentirsi sorpreso e rifiutato. Jean, dal canto suo, è già stata maltrattata da altri uomini. All'inizio lei ha accettato e poi, improvvisamente, ha rifiutato tutto, dicendosi per l'ennesima volta "gli uomini sono tutti uguali". Ciò nondimeno comincia rapporti con un altro uomo e la storia si ripete.

Un es.

Molly incontra Tom che ha l'aria affranta. Lui le dice: "Il mio padrone di casa mi ha buttato fuori, non so dove andare. Non so cosa fare". Molly preoccupata: "E' terribile, come posso aiutarti?". Tom sconsolato: "Non lo so" e rimane in attesa. Molly allora dice: "Non scoraggiarti, prova a guardare nel giornale, puoi affittare una stanza". Lui abbattuto: "Non ho abbastanza soldi". Lei: "Posso darti un aiuto per questo". Lui: "Carino da parte tua, ma non voglio la carità da parte di nessuno". Molly: "Beh, posso almeno prenotarti un letto all'ostello fino a quando non avrai risolto il problema?". Tom: "Grazie, ma non credo riuscirei a stare in mezzo a tutta quella gente!". Cade il silenzio. Molly non trova altre soluzioni. Tom tira un lungo sospiro, si alza e se ne va dicendo: "Grazie comunque per averci provato". Molly si chiede "Ma che diavolo è successo?". Si sente stupita, depressa, non all'altezza di aiutare gli altri. Tom si sente indignato e pensa: "Sapevo che non mi avrebbe aiutato!".


I.STEWART-V. JOINES "L'Analisi Transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani" (pgg.295-327)

venerdì 30 maggio 2008

La mia idea di salute

Le persone sane sono mosse dall’innata spinta alla trasformazione e all’autorealizzazione. Sanno realizzare il loro potenziale di adulti aggiornando in modo flessibile e creativo le strategie usate per affrontare la vita. Evitano quindi di attivare o perseverare in modo coatto in strategie anacronistiche, autodistruttive e disfunzionali.

Sono autonome (non dipendenti), in grado di compiere scelte autonome, sono capaci di comportarsi in maniera adeguata ed efficace, sono consapevoli (di sé stesse, delle emozioni, dei pensieri, dei comportamenti, della situazione del momento, degli altri), sono spontanee (capaci di essere se stesse e di agire in modo diretto), non rispondono passivamente all'influenza dell'ambiente o alle proprie pulsioni interiori, sono capaci di comportamenti finalizzati e sanno darsi degli obiettivi, sono per loro natura amorevoli e rispettose verso gli altri e sanno stabilire rapporti di intimità (condivisione di emozioni autentiche).

La salute non può essere identificata con la semplice mancanza di sofferenza o con il semplice adattamento all'ambiente. Il processo di crescita e di autorealizzazione si nutre dell’impegno creativo della persona nella realizzazione del proprio progetto esistenziale, reclama un stile di vita dove non ci si riduce a semplice ingranaggio del sistema, ma si ci si muove a partire dalla ricerca del significato delle proprie esperienze e della propria esistenza.

sabato 19 aprile 2008

Chi è lo Psicoterapeuta

FORMAZIONE
Lo psicoterapeuta è laureato in Psicologia o In Medicina, iscritto all’ordine Professionale degli Psicologi o dei Medici (non sono ammessi altri tipi di laurea per la specializzazione in psicoterapia) ed ha conseguito una Specializzazione in Psicoterapia (dopo aver frequentato una scuola di formazione e specializzazione di almeno 4 anni).

COSA FA LO PSICOTERAPEUTA
Lo Psicologo-Psicoterapeuta, oltre alle attività connesse alla professione di psicologo, può prendere in cura pazienti e svolgere attività di diagnosi e cura attraverso la psicoterapia.

La Psicoterapia è un processo condiviso e strutturato di modificazione profonda dei meccanismi interni ed interpersonali attraverso i quali la persona si mantiene nel disagio. All'interno di incontri, individuali, di coppia o di gruppo lo psicoterapeuta cerca di capire insieme alla persona cosa sta succedendo e cosa si può fare per raggiungere un equilibrio migliore. Lo psicoterapeuta punta, insieme al paziente, allo sblocco di situazioni di impasse e al raggiungimento di una migliore qualità della vita.
Star bene diventa possibile attraverso la maggiore consapevolezza da parte delle persone dei propri pensieri, delle proprie emozioni, dei propri bisogni, delle modalità di funzionamento con le quali si mantiene in situazioni di disagio, delle alternative e delle risorse che svaluta e lascia passive, attraverso un concreto e progressivo cambiamento di decisioni e scelte rispetto a se stesso, agli altri e alla vita in generale. La persona diventa protagonista attivo della propria vita, imparando come reagire e risolvere situazioni di sofferenza. L'obiettivo è un percorso di crescita, maturazione e sviluppo individuale.

Esistono diversi modelli teorici e metodologici, diversi approcci e scuole di psicoterapia.
Lo Psicoterapeuta collabora con altri professionisti: il medico di base, il pediatra, lo psichiatra, il dietologo, il giudice, l'avvocato, l'insegnante, l'assistente sociale, l'educatore professionale ecc.

STRUMENTI
Il colloquio è lo strumento comune a tutti gli approcci e si avvale delle tecniche proprie dell’approccio teorico specifico. Talvolta vengono utilizzati anche tests, interviste, questionari, disegni….e coi bambini il gioco.

Lo psicoterapeuta non prescrivere farmaci ( a meno che non sia medico e/o psichiatra). Considera però la possibilità che la persona possa assumerli in momenti particolari e sotto controllo medico di uno psichiatra. Numerosi studi e ricerche internazionali hanno dimostrato che varie patologie si giovano di un intervento congiunto psicoterapico e farmacologico. E' fortemente consigliato affrontare l'aspetto psicoterapico e quello farmacologico con due figure di riferimento distinte, ma disposte alla collaborazione.

CHI SI RIVOLGE ALLO PSICOLOGO - PSICOTERAPEUTA
Si rivolgono allo psicologo-psicoterapeuta persone con difficoltà relazionali, esistenziali, lavorative, sessuali, psicosomatiche, affettive o familiari. Ricorrono alla psicoterapia persone con disturbi e patologie di varia gravità o semplicemente persone che intendono ampliare le proprie potenzialità e migliorare ulteriormente il proprio modo di stare con gli altri, di lavorare o di vivere, pur non presentando disturbi o patologie evidenti.
I problemi possono essere di vario tipo. Alcuni esempi:
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Momenti di difficoltà legati al normale sviluppo dell'individuo:
- difficoltà del bambino a casa o a scuola (problemi di apprendimento, iperattività, balbuzie, chiusura)
- problemi legati alla fase adolescenziale (difficoltà di comunicazione, problematiche relative alla sfera sessuale, uso di droghe, alcool)
- difficoltà di relazione nella coppia o in famiglia
- difficoltà e disagi del genitore
- situazioni di affido o adozione
- esaurimento in ambito lavorativo, mobbing
- problemi e disagi legati alla menopausa
- difficoltà emotive all'invecchiamento
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Situazioni di sofferenza o disagio che si prolungano da molto tempo:
- stati d'ansia, panico, fobie di vario genere
- disturbi del sonno- problemi psicosomatici (emicranie, mal di stomaco....)
- depressione
- disturbi del comportamento (cleptomania, scoppi d'ira, ecc)
- disturbi alimentari (anoressia, bulimia, obesità)
- disturbi relazionali e problemi di comunicazione

Disagio legato a situazioni particolari:
- paura della malattia e degli interventi medici
- difficoltà legate all'essere ammalati (cardiopatie, tumori,trapianti.....)
- difficoltà di smettere di fumare